20 Luglio 2023

Articolo dell’Avv. Cristian Marchello pubblicato sull’Edicola del Sud nelle pagine nazionali.

E’ un vero Bollettino di Guerra

Ognuno di noi prima o dopo ha dovuto fare i conti con il concetto di spesa obbligata, ed è facile intuire in cosa consista questa definizione. In un’ideale lista di uscite dal bilancio familiare, le spese obbligate sono quelle che non possono essere eliminate. Quelle che seppur malvolentieri si è costretti a sostenere prima di ogni altra spesa perché ci permettono di usufruire di beni e servizi fondamentali per la nostra sopravvivenza. Le spese per la manutenzione della casa, per pagare l’affitto, l’elettricità e il gas sono obbligate. Le spese per i medicinali o per pagare un medico sono anch’esse non eliminabili.

Le famiglie italiane sono da sempre considerate tra le più oculate del mondo per la loro attenzione all’indebitamento e la forte propensione al risparmio. Oggi però questa capacità quasi manageriale nella gestione delle risorse domestiche è messa in crisi dall’aumento esponenziale del costo di queste spese non eliminabili.

Le cifre snocciolate dall’ufficio studi di Confcommercio sono da bollettino di guerra. Nel 2023 la quota di spese obbligate sul totale dei consumi delle famiglie è stata del 41,5%; su un totale di circa 21 mila euro pro capite di consumi all’anno, quasi 9 mila euro sono spese obbligate. A queste vanno ancora aggiunte le spese per i beni alimentari che nello studio di Confcommercio non sono considerate obbligate bensì commercializzabili. Ma siccome per vivere bisogna pur mangiare, anche le spese alimentari non sono eliminabili e pesano in maniera considerevole sul bilancio delle famiglie.

Le conseguenze di questa situazione non sono difficili da intuire. L’aumento delle spese obbligate automaticamente limita la quantità di denaro a disposizione per le spese libere e questo determina una diminuzione dei consumi ripercuotendosi negativamente sulle imprese e sull’intero sistema economico.

Si diceva in precedenza della capacità di risparmio degli italiani che durante la pandemia hanno messo fieno in cascina, aumentando il proprio salvadanaio. Eppure già nel corso del 2022 vi è stata un’inversione di tendenza che ha visto i risparmi scendere in maniera consistente a causa dell’impennata dell’inflazione. Molti hanno dovuto dare fondo alle risorse accumulate nel tempo per non dover rinunciare al proprio tenore di vita a fronte dell’aumento dei prezzi.

Siamo di fronte a un rischio reale e duraturo di impoverimento. Eppure un’altra legislatura sta passando senza che vengano attuati interventi strutturali per mettere fine all’inverno economico che sta raggelando il benessere delle famiglie. Ci sono ancora i margini per invertire la rotta, ad esempio incrementando l’offerta concorrenziale nel mercato dei beni energetici in modo da ridurre il carico sulle famiglie e regolarlo in modo più equo. Ma ormai non c’è più tempo da perdere.

Credits: Edicola del Sud – edizione cartacea pagine nazionali.


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